"I libri pesano tanto, eppure chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole" Luigi Pirandello in "Il fu Mattia Pascal"

giovedì 4 dicembre 2014

Caterina Soldini

Ti ho atteso alle porte del perdono 
in una mite giornata d'autunno,
perché potessi trovare mite anche il mio cuore
ad accoglierti nella stagione che amo. 
Ma non sei venuto.
Ti ho atteso quando la neve ha iniziato a cadere 
e il freddo a intorpidirmi il cuore.
Così aspettandoti ho contemplato i suoi fiocchi 
che ho visto incontaminati solo prima di posarsi al suolo,
che è terra sudicia d'ogni dolore, 
tale da assorbire ogni candore.
Anche noi, come fiocchi di neve, fluttuavamo immacolati. Siamo morti lerci. 
E alle porte del perdono non sei venuto neanche allora.
Ti ho atteso quando la neve si è sciolta e un sole timido è sorto 
a intiepidire il cuore torpido,
che ha creduto sprovveduto tu potessi ancora arrivare.
Ancora un barlume di speranza da serbare.
Nell'ansioso indugio ho colto trepidante un fiore appena nato. 
L'ho conservato: mi aveva promesso che un sempreverde sarebbe restato.
Il sole s'è poi fatto cocente rivelandomi la menzogna del fiore,
che ormai appassito giaceva nelle mie tasche:
non aveva più alcun colore!
Grondavo sudore dall'anima consunta dall'attesa vana
Io ero ancora alle porte del perdono, 
ma tu non sei mai venuto.
Manifesta è stata la mia pena. 
Ti ho atteso per inutili stagioni...infinite...
...dimenticando che richieste di autentico perdono
non sono mai state udite.
 
Allora ti ho atteso alle porte sbagliate.
 
 

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