"I libri pesano tanto, eppure chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole" Luigi Pirandello in "Il fu Mattia Pascal"

giovedì 21 aprile 2016

Memorie di una Geisha

L'acqua si scava la strada anche attraverso la pietra e quando è intrappolata si crea un nuovo varco.

lunedì 18 aprile 2016

Intervista a Luana Lamparelli sul suo nuovo romanzo, "Piccoli silenzi desiderabili".


(Luana Lamparelli)

 
Ciao Luana,
con molto piacere pubblichiamo quest’intervista rivolta a te, anche per un motivo particolare che ci lega.
“Libri in rete” ha esordito nel 2014 proprio con la recensione al tuo primo romanzo, “Giardini senza
tempo”.
Ben ritrovata e benvenuto al tuo nuovo romanzo, “Piccoli silenzi desiderabili”.
 


-Titolo molto intrigante. Cosa sono per te i “piccoli silenzi desiderabili”?
Piccoli silenzi desiderabili, in realtà, è un titolo dai molteplici significati. Non è un caso che ogni personaggio ne dia un’interpretazione differente, attraverso la sua storia o attraverso parole da interpretare.
Mi ha sempre affascinata l’idea di rendere protagonista assoluto il silenzio, mai uguale a sé stesso, mai vissuto allo stesso modo. Da questo nasce il mio secondo romanzo. Il silenzio è custode di molte verità o di cambiamenti che a un certo punto si rivelano a noi, cambiando il nostro modo di vedere o vivere. I piccoli silenzi desiderabili del libro sono i momenti di sospensione, quelli che vivono anche solo per brevi attimi tra una rivelazione e la reazione a essa dei personaggi coinvolti. Sono la consapevolezza che, da quel momento in poi, la vita e la quotidianità saranno sempre le stesse, ma non il nostro modo di affrontarle o percepirle. Sono anche i silenzi in cui vive un segreto, tra la complicità dei suoi artefici. Per altri personaggi invece sono quasi un’epifania di sé nonostante il ripetere sempre uguale di gesti rituali. A voi non capita mai?
 
-“Piccoli silenzi desiderabili”  è una raccolta di poesie e racconti. Li unisce qualcosa tra loro?
È un romanzo con una struttura particolare, la si scopre solo a lettura finita. Amo parecchio giocare con le geometrie quando scrivo. Ci sono racconti, vero, che fanno conoscere al lettore i diversi protagonisti; e ci sono poesie, qua e là, con un ordine irregolare, diciamo un po’ “a sorpresa”. Non sono però messe lì senza motivo: appartengono a uno dei personaggi, a una donna per essere precisa. Il lettore conosce prima tutti i personaggi attraverso episodi che li raccontano tramite un vissuto particolare, uno alla volta. Che siano uniti tra loro da un legame particolare è l’ultimo racconto a dichiararlo: il fil rouge viene rivelato dall’ultima protagonista, a cui sono particolarmente legata. Tocca a lei raccontare chi sono tutte queste belle persone, e lo fa in una giornata precisa, trade union tra il loro passato e il loro presente.
 
- Le storie e i protagonisti richiamano storie e personaggi reali?
Assolutamente no. Questa è una domanda che mi rivolgono sempre, in merito a questo mio secondo romanzo. Forse perché descrive delle situazioni molto particolari. Non posso però negare di aver regalato ad alcuni personaggi dialoghi realmente accaduti tra me e altre persone, o tra miei amici. Il contesto in cui ho inserito queste battute, però, è ben diverso da quello in cui si sono realmente sviluppate. Autobiografico è il rimando di alcuni elementi, ma bisogna conoscere davvero la mia vita per individuarli. L’unica cosa che posso dichiarare a voce forte è questa: il colore degli occhi azzurri di alcuni personaggi evoca affetti strettamente personali, persone a cui sono molto legata. Non è un caso che si alternino a occhi scuri. Scuri come i miei. Rimandano anche al connubio tra cielo e terra, lo spazio dell’uomo, quindi metaforicamente rappresentano i sogni e il senso di concretezza, per me un continuo alternarsi.
Discorso diverso meritano invece le poesie.

 
-Quando hai scoperto la tua passione per la scrittura? Ami leggere così come ami scrivere?
Non so quando ho scoperto la mia passione per la scrittura. Sin da bambina (perché già da allora scrivevo storie che un mio compagno di classe puntualmente scopriva sbirciando tra i miei libri, dove nascondevo – malissimo – questi fogli volanti) l’ho sempre vissuta con molta naturalezza: faceva parte di me, punto, non c’era molto da chiedersi. Non scinderei tra amore per la lettura e amore per la scrittura: io amo conoscere storie nuove, vite diverse dalla mia, situazioni che non ho vissuto e che non potrei vivere. La lettura così come la scrittura mi permettono di soddisfare questa propensione. Ovviamente sono due esperienze completamente diverse, scrivere mi assorbe molte più energie, inevitabile che mi regali molta più soddisfazione e gratificazione. Posso però dirti con precisione quando ho scoperto la mia passione per i libri, il libro come oggetto prezioso perché meraviglioso. Una passione scoperta grazie a mia madre: a Natale, quando ancora non sapevo né leggere né scrivere, mi portava a Bari e mi faceva letteralmente perdere tra i libri. Ricordo la mia curiosità per quelli illustrati, il desiderio di codificare tutte quelle lettere, la dimensione del tempo che si annullava del tutto. Eravamo solo noi: io, i libri e la mia libertà. Per questo devo molto a mia madre.
 
- Qual è il tuo rapporto con i libri che hai scritto?
Fino ad ora ne ho pubblicati due, Giardini senza tempo e Piccoli silenzi desiderabili.
Giardini senza tempo ha una storia tutta particolare. Doveva essere un racconto di Piccoli silenzi desiderabili, ma prendeva piede con troppa forza. Quando ho deciso di pubblicarlo come romanzo breve, ho anche deciso di lasciarlo andare per la sua strada senza pensarci troppo. Infatti il manoscritto è finito nelle mani di un perfetto sconosciuto ancor prima della pubblicazione: ho sbagliato qualcosa nell’indirizzo mail dell’editor, puoi immaginare l’ansia a mille! Da solo è andato lontano, ancora oggi molte copie si vendono benché non curi più nessuna presentazione.
Piccoli silenzi desiderabili ha seguito la sua scia, i lettori affezionati aspettavano un nuovo lavoro, il passaparola aveva coinvolto gente nuova.
Nel 2012, quando tutto è iniziato, ero spaventata: pubblicare un libro significa esporsi, e parecchio. La gente, i lettori, pensano molto a quello che leggono e a quella che può essere la vita dell’autore – un approccio che non mi appartiene. Poi ho imparato a sorridere di fronte alle domande che partono dai  miei scritti ma passano per la curiosità dei lettori di sapere di più di te, della tua vita privata. Bisogna avere spalle larghe: ecco, i miei libri mi hanno permesso di allargarle ancor più. Forse è un  po’ come il rapporto con i figli: non sono tuoi davvero, sono del mondo, della vita, eppure ti richiedono forza, tenacia, determinazione, dedizione. Vale anche per i libri: sono miei finchè non li pubblico. Dopo, appartengono a chiunque li legga, in mille modi diversi.
 
 
- Quando scrivi a cosa ti ispiri?
Ai personaggi che son venuti a cercarmi inducendomi a osservare, con gli occhi dell’immaginazione, la loro storia. Per vedere dove mi portano, cosa hanno da raccontarmi.
Le poesie invece sono strettamente autobiografiche, quindi sono ispirate dal mio stato d’animo del momento. Sono scritte di getto, non le rivedo troppo, a volte per nulla.
Quando scrivo in prosa non ho un quadro chiaro nella mente. Il foglio bianco per me è come il marmo di Michelangelo: questo grandissimo artista sosteneva che la statua fosse già nel blocco di pietra, che il suo compito fosse solo asportare l’eccesso perché emergesse e si rivelasse. Per me è lo stesso con la scrittura. Il lavoro di geometria è solo la parte finale; prima, per tutta la stesura dell’opera, lascio semplicemente scorrere le dita sulla tastiera. Questo mi permette di meravigliarmi davvero. Quando ho scritto L’ufficio in riva la mare (contenuto in Piccoli silenzi desiderabili, ndr), per esempio, quando ho scoperto il suo finale, ho pianto, di gioia e commozione. Come se avessi visto un film per la prima volta. Come se non l’avessi creato io. Mi meraviglio sempre, rileggendo, quasi mi stupisco. Poi dopo mi dico: “E se esiste, è opera tua”.
 
- Nuovi progetti?
Sto lavorando da quattro anni al terzo romanzo, anche se intanto ho pubblicato i primi due, non lo nascondo. In più, da un po’ di tempo a questa parte, curo il mio blog, www.luanalamparelli.it, per tutti gli affezionati e per i curiosi. Mi piace raccontare dei libri che leggo nella sua pagina “Diario di una lettrice”, o di quello che penso, che vivo, su quotidiano così come sul sociale.“Huston abbiamo un problema” è la pagina a cui sono più affezionata. Ci sono anche le mie interviste a diverse personalità, e altro. In questi giorni sto rispondendo alle domande bizzarre raccolte tra tutte le mail ricevute da un po’ di tempo a questa parte, così da realizzare un’intervista fatta dai lettori. Chiunque può essere l’autore della prossima domanda. Basta scrivermi all’indirizzo mail perfettamentefuoriposto@gmail.com.
 
 
Intervista di Angelica Labianca a Luana Lamparelli