"I libri pesano tanto, eppure chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole" Luigi Pirandello in "Il fu Mattia Pascal"

mercoledì 4 febbraio 2015

Tiziana Iaquinta, "La fragilità, il silenzio, la speranza. Una pedagogia del dolore per insegnare a costruire la felicità" (Aracne editrice, 2014)








Dice l'autrice: "Il libro è diretto a tutti gli educatori (genitori, docenti, ecc.) ed ha per oggetto la necessità che le giovani generazioni siano educate al dolore (sofferenza come aspetto dell'esistenza e della crescita ma ahinoi spettacolarizzata o taciuta...).

Il compito di educare al dolore, prima che il trauma interessi gli psicoterapeuti, rientra nell'ambito della pedagogia, da cui attingono indicazioni gli educatori tutti specie i professionisti dell'educazione, ma la pedagogia del dolore in Italia non esiste"


Parlare di dolore è tutt'altro che facile. L'argomento, tocca infatti in modo profondo, attraverso i modi della lacerazione, della disperazione e a volte perfino dell'annichilimento, la vita dell'essere umano senza distinzioni storiche, geografiche, fisionomiche o di status. Di fronte ad esso, l'essere umano tenta di fuggire, di rimuovere, di sminuire, di dimenticare, e questo serve solo ad aumentare la sua azione pervasiva nel tempo ben oltre l'evento che lo determina. Ma se da una parte il dolore è considerato quasi un tabù nella nostra società, dall'altra è sempre più spettacolarizzato e gridato nelle piazze. L'esibizione ha preso il posto dell'interpretazione. Provare la strada della riflessione pedagogica è un tentativo per strappare il dolore alle telecamere e riconsegnarlo all'uomo e alla sua umanità, oltre che per affermare la necessità di un'educazione al dolore delle giovani generazioni come aspetto importante del processo di crescita.

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